Marialba Russo (Giugliano, Napoli, 1947) è attiva nel campo della fotografia dalla fine degli anni Sessanta. La sua ricerca si è sviluppata attorno all’osservazione delle pratiche rituali, del corpo e delle dinamiche sociali e religiose dell’Italia centro-meridionale, con particolare attenzione alle tradizioni popolari, alle feste e alle cerimonie legate a culti di origine pagana successivamente confluiti nella tradizione cristiana.
A partire dai primi anni Settanta avvia un’intensa collaborazione con il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma e con l’antropologa Annabella Rossi, partecipando a diverse campagne di ricerca sul campo nel Mezzogiorno, dalla Campania al Lazio. L’esperienza maturata nell’ambito della ricerca antropologica contribuisce alla definizione di un linguaggio fotografico caratterizzato da un’attenta osservazione della dimensione rituale e comunitaria e da una particolare sensibilità nei confronti delle forme della cultura popolare.
Parallelamente alla ricerca personale e all’attività espositiva, Russo collabora con Vogue Italia e con altre importanti testate italiane e straniere. Nel corso degli anni Ottanta prende parte a manifestazioni e iniziative dedicate alla fotografia in Europa e negli Stati Uniti e affianca all’attività artistica quella didattica, collaborando con diverse università italiane e tenendo corsi di fotografia.
A partire dagli anni Novanta la sua ricerca si orienta progressivamente verso una dimensione più intima e analitica, nella quale il paesaggio assume una funzione metaforica e diviene espressione di una temporalità e di uno spazio interiori. Le sue serie fotografiche sono state presentate in numerose mostre e festival in Italia e all’estero, tra cui Incantesimo al Museo della Fotografia di Salonicco (2001), Passi al Jin Tai Art Museum di Pechino (2003), Cult Fiction al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato (2021) e L’Incanto al DongGang Museum of Photography, in Corea del Sud (2023).