Nato a Trieste nel 1805, fratello minore del noto storico e archeologo Pietro Kandler, frequentò l'Accademia di Belle Arti di Venezia e per breve tempo studiò anche disegno a Roma. Al periodo giovanile dovrebbe risalire il Nudo maschile a lui attribuito conservato ai CMSA (inv. 10/759, inedito), un tipico studio accademico. Considerato un pittore di qualità non eccelse, eseguì ritratti, opere di soggetto sacro e scene storiche; diventò socio della Società di Minerva, partecipando alle mostre organizzate dalla Società negli anni 1829 - 1833 (cfr. Favetta 1975), dove nel 1831 espose una Presentazione di Maria al Tempio, probabilmente da identificare con la tela inedita dei CMSA (inv. 10/1586), la cui scena è ripresa dalla famosa opera di Tiziano dell'Accademia di Venezia. Le sue poche opere pittoriche note vanno poste tutte negli anni Trenta dell'Ottocento: datato al 1834 è un quadro inedito con un Soggetto storico di difficile individuazione, firmato "G. Kandler f." e conservato nella Quadreria dei CMSA (inv. 10/3524), mentre nel 1835 l'artista eseguì una pala raffigurante San Sergio per la Cattedrale di San Giusto, ora perduta ma documentata da un bozzetto (cfr. Desilia 1985-1986; Abrami, Resciniti 1998). Databile sempre alla metà degli anni Trenta è il famoso Ritratto della Famiglia Kandler dei CMSA (inv. 10/3016, Abrami, Resciniti 1998), che ne conservano pure il bozzetto inedito (inv. 10/3012). Probabilmente ancora negli anni Trenta va posto il Ritratto di Maria Kandler, sorella di Giovanni, con il marito Dragovina e il figlio (CMSA, inv. 10/3046, cfr. Favetta 1975). Le fonti bibliografiche (Boccardi 1922, Favetta 1975 e soprattutto Abrami, Resciniti 1998) citano una serie di sei lunette, di cui ne rimangono solo tre, eseguite dall'artista per la sacrestia della chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo: in cattivo stato di conservazione, raffigurano la Sacra Famiglia, Davide pastore e il Profeta Geremia e sono ubicate la prima sull'arco di ingresso della sacrestia e le altre due nell'ufficio parrocchiale. Abrami e Resciniti nominano il bozzetto di una quarta lunetta, senza segnalarne però il soggetto e l'ubicazione: forse alla serie di sei lunette per Sant'Antonio Nuovo vanno collegati il bozzetto con la Pentecoste inserita in una lunetta (CMSA, inv. 10/635) e l'abbozzo presente alla carta 9 recto dell'Album di inv. 10/1585, contenente una serie di studi del Kandler, che raffigura una Madonna in mandorla e angeli entro una lunetta. Le opere furono datate al 1833 in una scheda inventariale della Soprintendenza risalente al 1993, riportata nel 2004 da Giovanni Luca nell'Inventario dei Beni culturali mobili all'interno del Servizio informatico della CEI, ma sarei propensa piuttosto a porle nello stesso torno di tempo in cui venivano dipinte le pale dei sei altari dell'edificio, cioè tra il 1838 e il 1842, dato che nel 1836 quando Sebastiano Santi affrescò l'abside i lavori della chiesa non erano ancora terminati.
Più che nella pittura il Kandler mostrò le sue doti migliori nei disegni, di cui i CMSA possiedono un interessante corpus che documenta la sua attività di decoratore d'interni, su cui per ora non è emersa alcuna notizia, e che sotto il profilo stilistico mostra l'influsso della grafica di Giuseppe Gatteri e del palmarino Giuseppe Bernardino Bison, attivo a Trieste tra il 1800 e il 1831. Fu anche critico letterario e in questa veste curò una rubrica per il giornale triestino "La Favilla". In età matura smise di dipingere e aprì un negozio di colori in via San Nicolò a Trieste.
Bibliografia: Alberto Boccardi, Memorie triestine figure della vita e dell'arte con trenta ritratti, Trieste, Giovanni Balestra, 1922, p. 30-34;
Bianca Maria Favetta, Famiglie triestine nella vita della città, Trieste, Civici musei di storia ed arte, 1975, p. 91-92, 103;
Mauro Desilia, Aspetti poco noti della pittura a Trieste nella prima metà dell'Ottocento, tesi di laurea, Università degli Studi di Trieste, A.A. 1985-1986;
Walter Abrami, Lorenza Resciniti, I grandi vecchi affetti ritratti di coppie e quadri di gruppo a Trieste, Trieste, Associazione Goffredo de Banfield - Comune di Trieste Assessorato alla cultura, 1998, p. 29-31, 106.