Music, Anton Zoran

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Nascita
Bukovica; 12/02/1909
Morte
Venezia; 25/05/2005
Dati anagrafici
12/02/1909-25/05/2005
Vedi anche
Musič, Anton Zoran
Mušič, Anton Zoran

BIOGRAFIA

Nacque, primogenito di due figli, il 12 febbraio 1909 nel paesino di Bukovica, pochi chilometri a est di Gorizia (il cognome originale Musič sarebbe stato poi variato in Mušič, mentre nel dopoguerra il pittore si firmerà omettendo le pipette, mantenendo però la pronuncia). Allo scoppio della prima guerra mondiale il padre, insegnante come la madre, fu richiamato alle armi, mentre la famiglia veniva sfollata nel 1915. Dopo la guerra i Mušič erano invisi alle nuove autorità italiane. Si trasferirono in Carinzia, ma furono scacciati all’indomani del plebiscito che assegnava quella regione allo stato austriaco. Trovarono definitiva dimora nella Stiria slovena, presso Maribor, dove M. terminò le magistrali (insegnante di disegno era il goriziano Anton Gvajc). Si iscrisse all’Accademia di belle arti di Zagabria e si diplomò nel 1934. Nello stesso anno esordì in una mostra collettiva allestita prima a Murska Sobota e poi a Celje. Su consiglio di Ljubo Babíć, e grazie a una borsa di studio fornita dalla Narodna galerija di Lubiana e dal comune di Maribor, nella primavera del 1935 M. si recò in Spagna dove apprezzò dal vivo le opere di El Greco, Goya e Velázquez (pubblicò il resoconto del viaggio sul quotidiano «Slovenec»). Seguì un periodo intenso, scandito dalle numerose mostre collettive (circa trenta sino al 1944), gratificato dalla critica e dalle prime personali (Belgrado, Lubiana). D’estate era solito recarsi in Dalmazia a Curzola (Korčula). M. fu membro autorevole dei gruppi “Brazda” [Solco] e “Neodvisni” [Indipendenti], pubblicò diversi articoli e postulò la fondazione di una scuola grafica slovena. Nel 1940 si trasferì a Lubiana e, dopo la capitolazione dell’Italia, a Gorizia. Nel 1943 affiancò Avgust Černigoj nella decorazione delle chiese di Drežnica e di Grahovo e realizzò le stazioni della Via Crucis per quella di Gradno, decorata da Spacal. Nel 1944 si trasferì a Venezia e, grazie al sostegno di Filippo De Pisis, allestì una personale alla Piccola galleria. Arrestato dalla Gestapo, nel novembre del 1944 fu internato nel campo di concentramento di Dachau. Durante la prigionia M. disegnò di nascosto e anche dopo la liberazione (aprile 1945) continuò a tracciare sulla carta le scene di morte nel campo. Il clima ostile che trovò al rimpatrio lo convinse a trasferirsi subito a Venezia. Nel 1948 espose alla Biennale, nel 1949 si sposò con la pittrice Ida Barbarigo, figlia di Guido Cadorin, ma la svolta arrivò nel 1951 quando, a Cortina, vinse il premio Parigi. Nel 1952 si trasferì nella capitale francese. Qui trovò Veno Pilon e strinse amicizia, tra gli altri, con lo svizzero Nesto Jacometti, che avrebbe avuto un ruolo importante, assieme a Zoran Kržišnik, allora direttore della Moderna galerija, nell’organizzazione della prima edizione della Biennale d’arte grafica di Lubiana (1955). Negli anni Sessanta M. fu insignito di numerose onorificenze, ma è nel 1970, con il ciclo Non siamo gli ultimi, che si affermò come uno dei maestri del Novecento europeo, ruolo sancito dalla grande retrospettiva al Grand Palais di Parigi (1995). Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Venezia, dove si spense, quasi cieco, il 25 maggio 2005. Sorretto da una solida formazione accademica, nelle opere giovanili M. esplorò i temi classici della pittura (ritratto, natura morta, paesaggio). I colori sono stesi in pennellate pastose, le composizioni ponderate e la scala cromatica ridotta. Fu l’esperienza di Dachau a far maturare le potenzialità artistiche di M., che spogliò il linguaggio pittorico del «superfluo e chiacchericcio». Nacquero i cicli dei cavallini, dei traghetti, dei paesaggi umbri e senesi nei quali ritrovò la scabrosità del natio paesaggio carsico. A Parigi, negli anni Sessanta, virò verso una sempre maggiore astrazione (terre dalmate, istriane, adriatiche, i paesaggi rocciosi) e sperimentò con successo le potenzialità delle tecniche calcografiche. Il ciclo Non siamo gli ultimi chiuse la fase matura e aprì quella tarda: la scala cromatica si ridusse al contrasto essenziale tra la trama della tela e il pulviscolo del pigmento, e l’attenzione si concentrò su ciò che gli era prossimo (Venezia, i ritratti di Ida e i doppi ritratti) e sulla propria figura transitante (l’anacoreta, il viandante, i nudi). M. ha esposto per la prima volta in Friuli nel 1948, in occasione della Mostra regionale promossa congiuntamente dalle amministrazioni provinciali di Gorizia e Udine e allestita nelle sale di palazzo Attems Petzenstein. La stessa sede ha ospitato due antologiche (1979, 2003) e una scelta di dipinti e incisioni in occasione della concessione della cittadinanza onoraria (1987). Mostre sono state allestite anche in gallerie private a Trieste, Sacile e Udine. Sempre a Gorizia è stato insignito del premio dei Ss. Ilario e Taziano (2001), mentre a Udine gli è stato conferito il premio Moretti (1969). Dipinti di M. sono conservati presso il Museo Revoltella di Trieste, i Musei Provinciali di Gorizia e la Galleria d’arte moderna di Udine.

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