Opiglia, Pietro

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Nascita
Pola; 1877/03/23
Morte
Trieste; 1948/10/07
Dati anagrafici
1877-1948
Luogo e periodo di attività
Pola, 1902-1908, Trieste, 1908-1947

BIOGRAFIA

Pietro Opiglia nasce a Pola il 23 marzo del 1877. Opiglia venne infatti assunto dal Comune del capoluogo giuliano il 22 dicembre del 1908 in qualità di custode "impiegato in pianta stabile nell'ottava classe di rango". Dal 1902 egli aveva prestato la sua opera presso il Civico Museo di Antichità di Pola dove era stato poi notato e fatto assumere, presso il Museo di Storia ed Arte di Trieste, dall'allora Direttore Alberto Puschi, per la sua costante dedizione agli scavi e alle esplorazioni archeologiche e per la sua versatilità nello svolgere le attività più varie: dalla realizzazione di fotografie qualitativamente lodevoli, alla abilità nell'eseguire lavori di tornitore e modellatore ed alla maestria nel lavorare come gessaio. Attività che venivano richieste, oltre alla "conoscenza della lingua italiana e del disegno geometrico", anche presso gli istituti museali triestini per poter assolvere "agli ordinari bisogni" dell'ente. Negli anni precedenti al suo arrivo a Trieste collaborò, attraverso la redazione di numerose relazioni, ai lavori preparatori della carta archeologica dell'Istria meridionale e curò anche alcune pubblicazioni della Società istriana di archeologia e storia patria. Dal foglio di Matricola dei funzionari del Comune di Trieste possiamo sapere che la sua preparazione scolastica si limitava agli studi popolari e che per due anni e mezzo, dal 27 luglio del 1914 al 17 dicembre del 1917, era stato chiamato alle armi durante il primo conflitto mondiale. Per quanto riguarda la sua carriera lavorativa presso i Musei di Trieste è interessante vedere come, in qualità di fotografo, la sua vicenda professionale si leghi a filo continuo con la nascita e la formazione dell'Archivio Fotografico Storico. Si legge infatti nell'edizione del 1911 dell'Archeografo Triestino dalle parole di Pietro Sticotti, che allora era conservatore del Museo di Storia ed Arte e che in seguito ne divenne direttore, che i Musei si presero cura di fare assumere delle fotografie di luoghi e case che stavano per essere demoliti per dare posto a nuove situazioni urbane e che "in queste fotografie meglio che agli edifici stessi si ebbe di mira il quadro complessivo e la fisionomia generale delle vie". Notevole fu l'interesse generale della cittadinanza, infatti, contemporaneamente si può apprezzare nel Registro Doni l'innumerevole quantità di materiale, caratterizzato da disegni, schizzi, bozzetti, incisioni, fotografie, opere d'arte di vario genere, che venne raccolta dalla Direzione Museale e conservata a futura memoria dei luoghi scomparsi o in via di sparizione. Questo fu il primo nucleo di immagini raccolte e prodotte dai musei, che rappresentò la fase iniziale di formazione dell' Archivio Fotografico Storico. Nel febbraio 1912 venne allestito un laboratorio fotografico presso i Musei, dove Opiglia potè lavorare, e venne stanziata una somma di denaro per l'acquisto di una macchina fotografica all'avanguardia, una "Royal Ruby" completa di treppiede e custodia da viaggio, fabbricata dalla ditta inglese Thornton-Pickard di Altrincham (a seguire la descrizione delle caratteristiche tecniche di questo apparecchio). Interessante è un'immagine del 1909 (CMSA_F_013461), tra le tante realizzate dal nostro fotografo all'inizio della sua carriera lavorativa a Trieste, che documenta via Donota. Nell'inverno tra il 1925-1926 Opiglia viene incaricato di realizzare un consistente reportage fotografico di "città vecchia". I negativi su lastra 13x18 cm, sono attualmente conservati presso la Fototeca dei Civici Musei di Storia di Trieste, come pure i positivi ricavati dallo sviluppo a contatto di queste lastre. Si tratta di un nucleo di ben 363 immagini che documentano in maniera capillare la zona antica della città, prossima ad essere sostanzialmente modificata dai piani urbanistici del 1925-1936, che alterarono in maniera definitiva la fisionomia di quelle zone. Ritornando sull'Archeografo triestino del 1911 si legge che "fotografie più vecchie ed altre che si aggiungeranno sono destinate ad una sezione particolare dell'archivio fotografico del Museo, e potranno, quando ci sarà lo spazio necessario, essere esposte al pubblico sia parzialmente, sia temporaneamente e dare ai cittadini un'idea assai esatta della Trieste scomparsa". Con queste parole Pietro Sticotti anticipa un'intenzione, che poi si concretizzerà nel 1927-1928, con la realizzazione della mostra allestita dai Musei triestini: "Trieste scomparsa e prossima a scomparire", nella quale venne esposto il nucleo di immagini realizzate da Opiglia due anni prima. (CMSA_F_009990). Altre iniziative, anche in campo privato, si mossero in questa direzione, ricordiamo la mostra temporanea di fotografia "Trieste scomparsa" allestita nel maggio dello stesso anno con le fotografie di G. Wulz allievo di G. Engel. Altri lavori da segnalare, realizzati dal nostro fotografo, si riferiscono alla documentazione iconografica paziente e capillare che registrò le fasi costruttive dell'edificio della Pescheria, dalle operazioni di scavo, al getto delle fondamenta sino alla completa edificazione dello stabile, avvenuta complessivamente, nell'arco di un anno, nel 1913. Importante è anche la sua ricca documentazione attraverso la quale è possibile stilare una sorta di censimento iconografico dei luoghi di culto presenti a Trieste e di quelli non più esistenti e della riproduzione fotografica degli oggetti museali. E' difficile compilare una bibliografia puntuale delle numerose pubblicazioni nelle quali appaiono le immagini realizzate da Pietro Opiglia. Ciò nonostante egli rimane un fotografo ancora poco studiato, in parte anche per la difficile ricostruzione dell'immensa mole di materiale da lui prodotto e asservito alle esigenze dell'ente al quale dedicò tutta la sua lunga carriera lavorativa. Sempre attraverso la documentazione presente nel suo Fascicolo personale è possibile trarre alcune informazioni legate alla sua attività lavorativa. E' il caso di una notizia tratta da un atto datato 20 maggio 1927 attraverso il quale si comunica che per i lavori fotografici eseguiti in occasione della stampa del "Libro sull'attività dell'Amministrazione comunale durante il 1922-1926" gli venne corrisposta una somma di denaro extra. E ancora, oltre ai consueti scatti di carriera, il 29 febbraio del 1924 (con effetto retroattivo dal 2 luglio 1923) riceve la nomina di Archivista. Il 7 maggio del 1926 lo ritroviamo, alle ore 12, davanti ad una commissione di testimoni formata dal Capodivisione al Municipio, il dottor Giulio Bartoli e dal Segretario al Municipio il dottor Paolo Zampieri e all'Arch. Carlo I. Grande ufficiale Assessore al Comune di Trieste, per prestare il giuramento di fedeltà al Re e ai suoi successori. Per quanto riguarda la sua vicenda biografica legata alla sua vita privata, egli sposa, il 9 gennaio del 1904 a Pola, Elvira Gorlato, originaria di Dignano e da lei ebbe due figlie Nelda, nata a Pola il 6 agosto 1906, e Livia, nata a Trieste il 20 novembre 1920. Continua a svolgere con meticolosità e impegno il proprio lavoro presso i Musei triestini fino al 30 settembre del 1947. Esattamente un anno dopo, il 7 ottobre del 1948, muore a Trieste.

Fonti e documenti
Civici Musei di Storia ed Arte; Cronaca dei musei
Archivio generale del Comune di Trieste, Anagrafe Storica; Foglio di famiglia
Archivio Generale del Comune di Trieste, Ufficio personale; Fascicolo
Bibliografia

Colecchia Claudia, Dietro le quinte di Palazzo Gopcevich. Tra i tesori della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, Trieste, Civici Musei di Storia ed Arte, 2023, pp. 76-165
Consulta OPAC BiblioEst SBN

Colecchia Claudia, Da Trieste alla Luna in stereo3D, Trieste, Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, 2017
Consulta OPAC BiblioEst SBN

Pugliese Sabina, Fotografi a Trieste: elenco dei fotografi in città dal 1839 al 1918, LuglioEditore, Trieste, 2017
Consulta OPAC BiblioEst SBN

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