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Giuseppina Martinuzzi

Foto Bettini - Bechtinger - fotografo principale

STAMPA pdf
Oggetto
Positivo
Inventario
F022637
Collocazione
Palazzo Gopcevich; Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte; Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte
Acquisizione
Proprietà Ente pubblico territoriale; Civici musei di storia ed arte; legato; Zamboni, Filippo; 1936/07/15
Cronologia
1922/09/01 ante; Trieste; Italia
Dimensioni
altezza 138; larghezza 85; mm
Materia e tecnica
carta / Gelatina ai sali d'argento

Martinuzzi, Giuseppina

Nacque il 14 febbr. 1844 ad Albona, in Istria, primogenita di Giovanni e Antonia Lius, seguita da Carlo Pietro e Maria Anna. La famiglia, dapprima, sembrò in grado di soddisfare i bisogni intellettuali e affettivi della M. e costituire un valido punto di riferimento. Nell’arretratezza del contesto sociale albonese acquistò un valore significativo per la M. la passione per lo studio: strumento di affermazione personale, ma anche unica occasione di svago e di evasione. Fu il padre, proprietario terriero di tendenze liberali, membro della Deputazione cittadina dal 1860 al 1892, a provvedere alla sua formazione, avvalendosi della collaborazione dell’albonese T. Luciani, esule in Italia. Attraverso la corrispondenza epistolare i due amici mantennero un dialogo a distanza sull’educazione da impartire alla M., sulle letture più adatte e i volumi da acquistare. Nel giugno 1873 la M., ormai culturalmente preparata, ottenne una prima supplenza presso la scuola popolare femminile di Albona: iniziò così quella che ella stessa definì «intensa e vigorosa attività pedagogica» (Cetina, 1970, p. 12), che terminò nell’agosto del 1905. A Trieste, nell’ottobre del 1873, la M. superò gli esami e ottenne l’attestato di maturità per le scuole popolari di secondo grado. In quello stesso anno insegnò a Gallesano e a Muggia. Nell’aprile del 1875 la M. superò a Trieste l’esame di abilitazione per le scuole popolari generali e il 23 maggio 1876 ottenne la nomina a maestra effettiva. In questi anni la M. si impegnò nell’educazione popolare, alla quale dedicò tutte le sue energie, con un’attività che andava dalle conferenze di argomento letterario e pedagogico, al giornalismo, fino alla redazione di manuali: tra questi vi fu il Manuale mnemonico del 1886, composto da 29 tavole sinottiche, che riscosse molta attenzione e più di una recensione positiva sulla stampa locale. Nel 1898, con alcuni colleghi della Società pedagogica triestina, partecipò alla redazione di «Piave», una serie di manuali di lettura per le scuole elementari di ispirazione laica; ma le autorità impedirono la pubblicazione dei volumi giudicati negativamente perché non in linea con i principî politici e religiosi cari al governo. Dalla metà degli anni Settanta dell’Ottocento ai primi del Novecento la M. collaborò con riviste pedagogiche e letterarie: La Penna, Mente e cuore, La Rassegna scolastica. Quest’ultima, organo della Società pedagogica triestina, pubblicata dal 1896, può essere considerata la tribuna privilegiata dalla quale la M. denunciò l’inadeguatezza del sistema scolastico, sollecitò riforme, entrò nel merito di questioni al centro del dibattito pedagogico, quali le forme di correzione per l’infanzia. Tale attività e l’impegno nelle file dell’irredentismo furono marcatamente intrecciati con la sua passione per le lettere, come testimoniano, per esempio, Presente e avvenire (Firenze 1900), Ingiustizia (Trieste 1907), Invito alla luce (ibid. 1912), La bandiera della Venezia Giulia a Garibaldi (scritto inedito del 1887, conservato nella Biblioteca di Albona, Raccolta di scritti e stampati). Compose odi e alcuni versi in musica, fra cui nel 1896 un Inno del XXV anniversario della Società operaia albonese di Mutuo Soccorso (inedito nella Biblioteca di Albona, ibid.). La M. collaborò con testate nazionali e locali, svolse conferenze di carattere letterario e politico e, nel 1888, fondò e diresse Pro-patria. Rivista letteraria degli italiani d’Austria, ispirata al patriottismo culturale. Le autorità austriache ne proibirono la pubblicazione, ma la M. non si arrese e nel 1889 uscì Pro Patria nostra, diretto ed edito da R. Luser. Furono anni di lavoro intenso: la M. si occupò della scelta dei testi da pubblicare, degli abbonamenti, dei rapporti con le tipografie. Dedicò inoltre le sue energie alla Società operaia triestina, uno dei centri dell’irredentismo locale, e propose iniziative di carattere ludico ed educativo rivolte ai ceti popolari. La M. mantenne una ricca rete di relazioni con figure note e meno note – O. Baratieri, A. Cipriani, M. Rapisardi, T. Luciani, F. ed Emilia Zamboni – e con numerose associazioni. Il suo epistolario consente di seguire l’evoluzione delle sue posizioni politiche e l’adesione negli anni Novanta al socialismo. Per la M. iniziò allora una nuova stagione di impegno: si dedicò all’organizzazione delle lavoratrici, svolse conferenze sull’emancipazione femminile e nel 1908 partecipò al I Congresso nazionale delle donne italiane che si svolse a Roma; si impegnò anche in favore della fratellanza italo-slava e sostenne la diffusione dell’esperanto. La sua assidua presenza al Circolo di studi sociali presso le Sedi riunite le valse l’appellativo di «maestra delle sedi». Durante la prima guerra mondiale la M. assistette con partecipazione alla grave tragedia e dalle lettere all’amica Emilia Zamboni traspare una sorta di impotenza: «quanto male potrei scrivere di questa città» (Trieste, Museo civico di storia patria, Fondo Filippo Zamboni, b. 26: lettera a Emilia Zamboni, 7 ag. 1918). Nel 1921 la M. aderì al Partito comunista d’Italia e cominciò a collaborare con Il Lavoratore; il 21 settembre, quando fu fondato il gruppo femminile comunista di Trieste, ne assunse l’incarico di segretaria. In quell’anno seguì con partecipazione lo sciopero dei minatori di Albona, che occuparono per oltre un mese le miniere dando vita a quella che fu chiamata «la repubblica di Albona» (2 marzo - 8 apr. 1921), in quanto la produzione continuò in maniera autogestita. L’occupazione fu interrotta dall’intervento dell’esercito, ma senza spargimento di sangue. Il successivo processo a carico degli operai occupanti, celebrato presso il tribunale di Pola, si concluse con l’assoluzione. Provata nel fisico, nel luglio 1925 la M. tornò ad Albona, dove trascorse gli ultimi anni dedicandosi alla sistemazione del suo archivio e del fondo librario, che aveva donato al Comune di Albona fin dal 9 ag. 1897 (il trasferimento materiale dei libri avvenne nel 1910, con successivi arricchimenti). Nella sua biblioteca erano ben rappresentati, oltre ai manuali scolastici, volumi di saggistica, tra cui spiccavano i principali autori del pensiero marxista e socialista: da K. Marx a Fr. Engels, da A.Fr. Bebel ad A. Costa, N. Badaloni, A. Angiolini, E. Ferri. Numerose erano anche le opere letterarie, sia i classici antichi sia i grandi nomi della letteratura italiana, come pure le novità e i successi editoriali dei primi anni del Novecento (A. Fogazzaro, Ada Negri, A. Mosso, E. De Amicis), cui si aggiungevano quelli della narrativa locale (S. Benco, Adele Butti, Elda Gianelli). Erano presenti, infine, quotidiani, periodici e opuscoli. La M. morì ad Albona il 25 nov. 1925; il funerale fu celebrato con rito civile e vide un’ampia partecipazione. Tratto da https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppina-martinuzzi_(Dizionario-Biografico)/

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