Angelica allo scoglio

Magni, Pietro

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Oggetto
scultura
Inventario
REV000743
Collocazione
Museo Revoltella - Galleria d’arte moderna
Acquisizione
legato; Revoltella, Pasquale; 1872
Cronologia
1852 - 1859
Dimensioni
cm; altezza 66; larghezza 30; profondità 27
Materia e tecnica
marmo

L’elaborazione del soggetto di "Angelica allo scoglio", probabilmente «grande al vero», risale al 1852, negli anni in cui – come riporta Tamburini – prima del viaggio a Firenze (1855) lo scultore milanese produsse anche altre opere di notevole successo commerciale, quali la "Mascherina", la "Danzatrice", il "Napoleone I che solleva la Francia abbattuta" ed altre ancora. Tamburini ipotizza che, delle numerose repliche, la copia appartenente al Museo Revoltella sia la copia in marmo esposta a Brera nel 1859. Definita dalla critica del tempo in maniera del tutto antitetica, come «un grande lavoro» condotto con «finitezza di tocco» o, diversamente, quale un’opera che lascia «freddi, insensibili e indifferenti», l’opera immortala un passo cruciale e drammatico del poema ariostesco, l’episodio dell’orca di Ebuda (Orlando Furioso, XI, 21-43), in cui Orlando si mette in viaggio verso l’isola di Ebuda, temendo che Angelica venga divorata dalla temibile orca che minacciava quei mari: «Fattosi appresso al nudo scoglio, quanto/ potria gagliarda man gittare un sasso,/ gli pare udire e non udire un pianto;/ sì all’orecchie gli vien debole e lasso./ Tutto si volta sul sinistro canto;/ e posto gli occhi appresso all’onde al basso,/ vede una donna, nuda come nacque,/ legata a un tronco; e i piè le bagnan l’acque». Di soggetto decisamente alternativo rispetto alle tematiche trattate dai due gruppi allegorici, celebrativi di due eventi storici contemporanei a Revoltella, l’attivazione dell’acquedotto di Aurisina e il Taglio dell’Istmo di Suez, l’Angelica sembra pertanto assimilabile ad altre sculture di Magni e di altri autori, commissionate per la decorazione interna del palazzo (le allegorie delle discipline teatrali nel Gabinetto ottagonale a specchi, le "Quattro Stagioni" degli allievi dell’Accademia di Carrara, i quattro busti di filosofi di Luigi Ferrari), la cui preminente funzione di exempla rispondeva pienamente al particolare concetto di museo immaginato da Revoltella, fin da quando era in vita, come un «istituto di belle arti», modello «accademico» per la formazione degli artisti, che «potevano studiare le opere dal vero ed esercitarsi nella copia».

Bibliografia

Gregorat Susanna, Coslovich Barbara, La scultura. Museo Revoltella Galleria d'arte moderna, Trieste, 2022, p.151

La scultura: Museo Revoltella, Galleria d'arte moderna, a cura di Gregorat Susanna, Coslovich Barbara, Trieste, Civico Museo Revoltella, 2022, p.151
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